Presidente del gruppo S&D in Parlamento europeo
EUROPARLAMENTARE DEL PARTITO DEMOCRATICO

Dal Patto di stabilità a un Patto per la crescita: la mia analisi per il Sole 24 Ore

Gianni Pittella

di Gianni Pittella – “Il Sole 24 Ore”, 19 luglio 2017

A Paolo Gentiloni e Matteo Renzi va riconosciuto il merito di aver insistito in questi anni e riaperto il dibattito sull’urgenza di un cambiamento delle regole di bilancio a livello europeo.

Il Patto di stabilità è divenuto un feticcio, opaco e di quasi impossibile applicazione vista la sua complessità. Il fiscal compact inoltre appare viziato da un approccio rigorista, ideologico e dogmatico. Oltre alla critica, è necessario tuttavia cercare di fare un passo avanti.

Il dibattito non può e non deve limitarsi a mettere in evidenza le debolezze della governance economica dell’eurozona. Se è giusto puntare il dito contro ciò che non va, è altrettanto indispensabile lavorare a una riforma dell’Eurozona votata alla crescita. Il gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo e governi come quello italiano sono da anni impegnati su questo fronte.

Ciò che serve all’Europa è un Patto per la crescita che risolva le ambiguità ancora presenti. Perché superare il fiscal compact va bene ma non è sufficiente.

Oggi serve di più. Bisogna passare dal Patto di stabilità al Patto per la crescita. E questo nuovo patto dovrà fondarsi necessariamente su una prima cessione di sovranità dal livello nazionale a quello europeo. Se la politica monetaria, sotto la guida della Bce di Draghi, ha funzionato, questo lo si deve al fatto che essa è centralizzata a livello europeo. Anche la politica di bilancio deve andare nel senso di una sempre maggiore centralizzazione. Per fare questo non serve nulla di sconvolgente, non bisogna nemmeno modificare i trattati. Si possono sfruttare meglio gli strumenti che abbiamo a disposizione. Si può e si deve innanzitutto istituire un ministro del Tesoro della zona euro che risulti dalla fusione degli incarichi di presidente dell’Eurogruppo e di commissario europeo. Il nuovo ministero del Tesoro avrà la possibilità di sostenere l’ economia europea attraverso una “capacità di bilancio” alimentata attraverso l’emissione di titoli comuni di debito. Esso potrà poi intervenire in maniera più positiva sulle politiche di bilancio nazionali. Ogni anno la Commissione presenta quella che tecnicamente si chiama Analisi annuale della crescita, una sorta di Documento di economia e finanza a livello europeo, in cui suggerisce lo sforzo di bilancio che la zona euro deve compiere. In altre parole, indica se gli Stati membri, considerati nel loro insieme, devono aprire o chiudere i cordoni della borsa.

A questo esercizio bisognerebbe associare anche il Parlamento europeo, riconoscendo a quest’ultimo un potere decisionale nella definizione delle politiche di bilancio europee. Parlamento e Consiglio dovrebbero approvare insieme la proposta della Commissione di analisi annuale della crescita. Associare l’unica istituzione direttamente eletta dal popolo europeo alla politica di bilancio darebbe all’Unione una legittimazione democratica ancora più forte. La politica di bilancio non sarebbe più discussa unicamente dalla Commissione e dal Consiglio, ma sarebbe oggetto di un dibattito politico fra tesi contrapposte che coinvolgerebbe i rappresentanti dei cittadini europei. “Nessuna tassazione senza rappresentanza” è uno dei principi cardine della democrazia occidentale a cui anche l’Unione europea deve adeguarsi.

Sulla base della proposta della Commissione, Parlamento e Consiglio determinerebbero quindi le grandi linee della politica di bilancio. Spetterebbe poi agli Stati membri applicare a livello nazionale questi orientamenti. Qualora alcuni Stati membri, con le loro politiche economiche, non seguissero le indicazioni europee, gli altri Stati sarebbero legittimati a compensare con le loro politiche la mancanza di coraggio degli altri. La Commissione europea nell’applicazione del Patto di stabilità dovrebbe tenere conto del ruolo suppletivo svolto da questi Stati. Nell’ultimo esame di crescita annuale la Commissione ha raccomandato ai Paesi dell’eurozona uno sforzo fiscale globalmente positivo, indicando la direzione di una politica espansiva per l’Eurozona.

Ma questa svolta non ha potuto compiersi perché gli Stati in surplus, che avevano cioè maggiori margini di manovra a livello di bilancio, non hanno voluto impegnarsi in questa direzione. E la prima responsabile di queste timidezze è la Germania. L’incapacità di Berlino ad attuare politiche espansive, sta quindi frenando il potenziale espansivo della zona euro.

Nella nuova logica che sostengo, questa inettitudine dovrebbe legittimare e giustificare gli interventi espansivi di quei Paesi che come l’Italia vogliono invece assumersi la responsabilità di guidare una grande politica di rilancio dell’economia a livello europeo. Insomma se alcuni Stati vogliono fare meno di quanto dovrebbero fare, bisogna dare la possibilità ad altri Stati di fare di più.

Dobbiamo costruire un nuovo Patto per la crescita che, sfruttando gli strumenti che già abbiamo, permetta di centralizzare e di democratizzare le decisioni di politica economica.

Non si tratta quindi di reinventare la ruota, ma piuttosto di costruire un percorso realistico e ambizioso che possa rendere i cittadini europei di nuovo partecipi delle decisioni di politica economica. Una reale svolta europea non può prescindere dalla battaglia per una governance più democratica.

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