Presidente del gruppo S&D in Parlamento europeo
EUROPARLAMENTARE DEL PARTITO DEMOCRATICO

Fincantieri-Stx: la Commissione Ue prepari una procedura d’infrazione

Gianni Pittella

«Invito la Commissione Ue ad approfondire il tema, va capito se questa operazione è compatibile con le regole su concorrenza e mercato unico e con la difesa dei diritti dei consumatori». Ci va giù duro Gianni Pittella, capogruppo al Pse al Parlamento europeo, che pretende un pronunciamento della Commissione. «Bisogna capire bene se sia interesse dei cittadini francesi che si faccia con i loro soldi una nazionalizzazione invece che un’operazione con Fincantieri che garantiva il mantenimento dei livelli occupazionali».

Ma come mai, secondo lei, i coreani potevano restare al 66% della proprietà e gli italiani no?
«Mistero della fede, incomprensibile».

E cosa può fare la commissione Ue ora?
«La Commissione nella sua autonomia deve fare una verifica sul rispetto delle regole e nel caso ci siano delle violazioni apre una procedura di infrazione. Io posso fare una valutazione di carattere politico e non giuridico, quella spetta agli organi preposti. E il Parlamento europeo deve essere informato. Un tema del genere non può restare chiuso nella logica tra due Stati, ma coinvolge la tenuta del mercato unico europeo e del principio della concorrenza».

Ha ragione Matteo Renzi quando dice che il problema non è Macron, ma la debolezza oggettiva del nostro governo che ha un orizzonte breve davanti?
«Di sicuro ha ragione quando dice che se si è più forti si conta di più. Ma non trovo nelle sue parole una polemica nei confronti del governo italiano, che sta sul pezzo con grande autorevolezza».

Le pare sufficientemente forte la posizione italiana di non arretrare un millimetro o doveva essere accompagnata da qualche arma di ritorsione come la minaccia di nazionalizzare la rete Telecom?
«No, io sono contrario a rispondere agli errori degli altri con nostri errori. Se uno fa una stupidaggine come ha fatto Macron non si risponde con un’altra stupidaggine. Il nazionalismo esasperato può scatenare dinamiche pericolose, è stato foriero di guerre, non scherziamo con queste cose».

Come finirà secondo lei questa storia?
«Se c’è fedeltà ai valori proclamati in questi mesi, deve finire con una soluzione che rispetti le regole europee e che vada verso la creazione di un polo della difesa europea. Potrebbe costituire un pezzo importante della politica comune di difesa lanciata qualche settimana fa dalla commissione europea».

Ma come mai Macron ha lanciato la nazionalizzazione dei cantieri dopo aver vinto sotto la bandiera dell’europeismo?
«Bisognerebbe chiederlo a lui, è in palese contraddizione con la cifra politica e culturale che ha portato alla sua vittoria. Sono preoccupato per questa torsione nazionalistica. Il protezionismo ha senso solo quando si ha a che fare con chi fa competizione sleale. Se la Cina viene a competere, non rispettando le regole ambientali e sul lavoro, fa competizione sleale. E lì si capisce il protezionismo, perciò ci battiamo contro il riconoscimento di status di economia di mercato alla Cina».

Il nazionalismo di Macron le pare ispirato dalla ricerca di consenso per i sondaggi calanti?
«Sbaglia Macron ad agire sulla base dei sondaggi che cambiano al ritmo delle previsioni meteorologiche: un leader non deve farsi influenzare, ma pensare ai valori e ai programmi su cui ha impostato il contratto con gli elettori, un chiaro europeismo».

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