Presidente del gruppo S&D in Parlamento europeo
EUROPARLAMENTARE DEL PARTITO DEMOCRATICO

Tutti i democratici lottino contro il regime turco

Gianni Pittella ad Ankara

di Gianni Pittella – “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 15 maggio 2016

Nel cuore di Ankara, in una delle strade principali, sotto lo sguardo minaccioso di decine di poliziotti col mitra spianato, una folla di cittadini turchi sfida da mesi il sole battente e le repressioni governative protestando contro le migliaia e migliaia di detenzioni arbitrarie, le torture, la violenza…

Mentre mi avvicino a quella folla multicolore con la delegazione del gruppo dei Socialisti e Democratici, sono letteralmente sommerso dalla voce determinata e forte di avvocati, accademici, giornalisti, politici di opposizione, semplici cittadini che mi raccontano: “Ti portano in carcere senza motivo apparente, senza addebiti formali, senza possibilità di ricorrere in appello. Per mesi restiamo isolati senza sapere nemmeno di cosa sei accusato”. Un giovane, non avrà avuto più di trent’anni, mi mostra il braccio che non ha più, troncato per punizione e dato in pasto a un cane… Arrivano su una carrozzella due donne che hanno iniziato lo sciopero della fame… non sono le sole. Centinaia di persone, soprattutto professori e ricercatori universitari, hanno iniziato questa forma estrema di protesta…

Il giorno prima ero rimasto basito entrando nell’immenso palazzo di giustizia di Ankara per assistere a uno dei numerosi processi imbastiti contro il leader del partito filo-curdo Hdp, Selahattin Demirtas, detenuto da oltre 6 mesi con una sedicente accusa di “terrorismo”. Sono rimasto scioccato dal fatto che le udienze si susseguano una dietro un’altra, non durano più di 5 minuti, spesso rinviate, come successo a Demirtas, con faldoni stipati alla rinfusa sotto i banconi delle sedie. L’impressione è quella di un “processificio”. Le udienze dei processi “politici” – ci raccontano – vengono continuamente rinviate dietro puntuale richiesta dell’accusa. “E così di mese in mese i nostri leader marciscono in carcere in attesa di un processo farsa che nessuno sa quando e se avrà luogo”. Demirtas ha oltre cento processi intentati contro di lui. Praticamente un ergastolo. Sembra di  vivere in un altro mondo, un incubo terribile, una cruda drammatica realtà a sole due ore di aereo da Roma. Una realtà che può diventare ancora più cupa se saranno implementate le misure previste dalla riforma costituzionale approvata dal recente referendum con appena il 51% dei SI, risultato su cui pesa la denuncia di numerose irregolarità e brogli su cui dovrebbe intervenire, come richiesto dalla Commissione di Venezia, un’indagine rigorosa e indipendente.

Vi sono tre punti in particolare che destano grande preoccupazione: il potere del presidente della Repubblica di ridurre le prerogative del Parlamento; il potere di modificare con decreto le leggi del Parlamento; la prerogativa di nominare autonomamente 12 giudici costituzionali su 15. Gli incontri che ho avuto con tutti gli ambasciatori dei paesi UE in Turchia, i colloqui con figure di vertice dell’Hdp e con Kemal Kilicdaroglu, leader del Chp, principale partito di opposizione a Erdogan hanno confermato questo quadro allarmante sia pure, soprattutto da parte degli ambasciatori, con qualche punta di speranza in un ritrovato dialogo con l’Unione Europea. Noi vogliamo tenere aperta la porta all’ingresso nella UE, ma questo incubo chiamato la Turchia di Erdogan deve finire. Altrimenti saremo costretti, proprio noi che più di altri ci siamo battuti da sempre per l’adesione all’Ue, a sospendere i negoziati. Ho chiesto che tutte le forze di opposizione si riuniscano per formare un’alternativa credibile al regime di Erdogan.

In Turchia è in atto una deriva illiberale che va fermata. L’unica cosa che può convincere Erdogan a porre fine allo stato di emergenza e liberare migliaia di prigionieri è una forte presa di posizione dalla comunità internazionale. Serve una condanna dei leader mondiali. Durante il fascismo gli oppositori come Matteotti venivano uccisi, il regime sovietico mandava i dissidenti nei gulag, nella democrazia turca gli oppositori vengono forzati al silenzio e chiusi in galera. Non possiamo arrenderci a questa deriva, dobbiamo riportare la Turchia sulla giusta strada del rispetto dei diritti umani, della piena democrazia e libertà!

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