Presidente del gruppo S&D in Parlamento europeo
EUROPARLAMENTARE DEL PARTITO DEMOCRATICO

Un «Tesoro» europeo garante dei conti pubblici

Gianni Pittella

di Gianni Pittella – “Il Sole 24 Ore”, 6 giugno 2016

Il futuro dell’Europa dipende da come sapremo riformare il governo economico della zona euro. L’attuale governance economica e finanziaria si è dimostrata inadeguata: mentre la politica monetaria è centralizzata nelle mani della Bce, la politica di bilancio si affida alle regole complesse e opache del Patto di stabilità. Manca una strategia potente per coordinare e rilanciare le politiche di investimento nell’eurozona. Mai come in questo passaggio storico è necessario invece scommettere su una grande iniziativa europea a sostegno degli investimenti e della domanda.

L’incompiutezza della governance economica della zona euro ha contribuito ad accrescere le divergenze fra gli Stati membri: mentre una timida ripresa prende forma in Europa settentrionale, i tassi di disoccupazione restano troppo elevati nell’ Europa del Sud. Se non si agisce in maniera decisa, cambiando la governance economica, si andrà verso la disintegrazione del progetto europeo.

Il contributo sull’approfondimento dell’Uem, presentato mercoledì dalla Commissione europea, fornisce importanti stimoli per far fronte a questa minaccia. In particolare, auspica la creazione di un ministero del Tesoro europeo che protegga e sostenga l’economia del continente.

Proteggere vuol dire creare un Tesoro che sia il garante della sostenibilità dei conti pubblici nazionali. Da questo punto di vista, ad esso dovrebbero essere trasferite le funzioni di controllo sui bilanci nazionali oggi riconosciute alla Commissione europea. Ma protezione vuol dire anche evitare nuove crisi del debito sovrano in Europa e, in questo senso, il nuovo Tesoro europeo dovrebbe essere nelle condizioni di fornire la liquidità necessaria agli Stati membri in difficoltà. Per fare ciò, bisogna trasformare il Meccanismo europeo di stabilità in un Fondo monetario europeo, con modalità di funzionamento più rapide ed efficaci e che risponda direttamente al Tesoro europeo. La lezione della Grecia va appresa fino in fondo: non deve più essere consentito ad alcuno Stato membro di impedire, per ragioni ideologiche e pretestuose, il salvataggio di uno Stato membro mettendo così a repentaglio la stabilità di tutta la zona euro.

Il Tesoro europeo dovrebbe stabilizzare le economie europee. Questo vuol dire intervenire sulla domanda, sostenendo gli investimenti pubblici in caso di rallentamento economico. Perché il Tesoro europeo possa intervenire in maniera efficace è necessario che esso disponga di mezzi finanziari importanti. Su questo punto bisogna essere chiari. C’è un solo modo perché il Tesoro europeo possa disporre di risorse che non si limitino a qualche contributo degli Stati membri o a proventi da improbabili tasse europee: consentire al Tesoro europeo di emettere titoli di debito garantiti mutualmente da tutti gli Stati membri. Li si chiamino eurobond o European safe assets cio’ che conta è la sostanza.

Rompere il tabù degli eurobond è fondamentale se non si vuole creare un castello di carta irrilevante per i cittadini.

Ma rimettere al centro del dibattito la questione degli eurobond non è scontato. Già immaginiamo la reazione di molti osservatori: «Berlino non vuole». Ma Berlino non vuole anche perché noi siamo stati troppo timidi. Negli ultimi anni a livello europeo, tutto è stato tentato per costruire una intesa privilegiata coi cristiano-democratici tedeschi. Questa strategia si è tuttavia rivelata ingenua da un punto di vista storico. I gruppi dirigenti cristiano-democratici sono per vocazione ostili al cambiamento.

L’attuale assetto dell’eurozona ha accompagnato la costruzione di un modello economico vincente per la Germania di cui nell’ultimo decennio i dirigenti conservatori hanno raccolto i frutti elettorali. Perché cambiare oggi? Inseguire una intesa a tutti i costi coi Popolari è un errore metodologico. Ciò che serve è un confronto franco che parta da una posizione chiaramente identificabile, dalla definizione di vere priorità, prima fra tutte la creazione di un Tesoro europeo che protegga e sostenga l’economia europea.

L’idea di una grande coalizione europea assieme alla Merkel, a Schauble e ai loro accoliti va valutata con attenzione. Al Parlamento europeo l’abbiamo già superata, archiviando la stagione delle grandi intese, e questo, nel limite delle nostre competenze, ci ha permesso di costruire anche sulle questioni economiche un rapporto di forza più favorevole. Rinunciare sin da principio alle proprie posizioni non è mai il viatico per trovare un buon accordo.

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