Presidente del gruppo S&D in Parlamento europeo
EUROPARLAMENTARE DEL PARTITO DEMOCRATICO

Il voto anticipato è un azzardo arrogante. Theresa May può anche perdere

Gianni Pittella

Intervista con Giovanni Rossi per il Quotidiano Nazionale del 19 aprile 2017

Gianni Pittella, presidente del Gruppo S&D (socialisti e democratici) al Parlamento europeo inaugurerà oggi Reggio Emilia la terza edizione della School of Democracy organizzata dal gruppo S&D: oltre 100 giovani da tutta Europa per discutere di democrazia e politica europea. Ospite d’eccezione la famiglia di Giulio Regeni, il ricercatore italiano della Cambridge University trucidato in Egitto 14 mesi fa. Pittella crede alla politica che «genera percorsi inclusivi» e «sa ascoltare». Forse anche per questo è stato da subito uno dei più accaniti censori della Brexit. Il nuovo scatto di Theresa May dichiaratamente finalizzato a un «negoziato duro» lo lascia «basito e preoccupato».

Perché?
«Quando in una famiglia si divorzia, dovrebbero prevalere toni costruttivi e capacità di dialogo. La scelta della May mi pare opposta».

Ma perfettamente in linea con gli schemi del potere britannico, sempre orgogliosamente separato. Anche da membro dell’Unione.
«Proprio questo mi preoccupa. La May somiglia a un toro in un negozio di porcellana. Non vuol leggere nelle profondità della Brexit».

Il Leave ha vinto.
«Sì, ma il 48% dei cittadini britannici ha espresso una volontà contraria. Il Parlamento ha posto paletti significativi solo in parte smontati. E paesi membri del Regno Unito come Scozia, che vuole un nuovo referedum, e Irlanda del Nord, che teme il risorgere di tensioni e frontiere, non possono essere liquidati senza confronto».

May contro tutti?
«In parte vuole spremere l’elettorato senza bussola, ma soprattutto vuole regolare i conti con chi, in Parlamento e anche nel suo partito, si è sforzato di rappresentare le diverse sensibilità del Paese. È un’operazione di potere eguale e contraria a quella di David Cameron, quando provò a cavalcare il referendum per il Remain. Sappiamo com’è finita. Gli elettori non sempre rispondono alle spinte dall’alto».

Sarà una Brexit aspra e tempestosa?
«Io contesto proprio il linguaggio e i segnali che la May manda ai suoi cittadini e a noi, suoi ex partner. È stata addirittura capace di strumentalizzare la lotta al terrorismo. Sono messaggi sbagliati. Tra l’altro ho seri dubbi che un mandato ‘forte’ possa favorire le richieste britanniche. Potrebbe viceversa irrigidire la Ue. Atteggiamenti arroganti in questi casi non pagano».

Londra e Bruxelles litigheranno più per i soldi o per i diritti?
«Noi socialisti non permetteremo che quattro milioni e duecentomila cittadini dei paesi Ue che vivono e lavorano nel Regno Unito siano lasciati senza coperture. Tra questi ci sono 600mila italiani, ai quali vanno garantiti protezione sociale, ricongiungimento familiare, assistenza sanitaria e previdenziale. Con reciprocità di trattamento per i cittadini britannici in Europa. Questo è il nodo. Poi ci sono il libero mercato e i costi vivi della separazione. Chi se ne va deve pagare la sua parte di conto: rivendicazioni improponibili portano a un vicolo cieco».

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