Consiglio o Strasburgo, ora un posto tocca ai socialisti – Gianni Pittella

Consiglio o Strasburgo, ora un posto tocca ai socialisti

intervista di Francesco Pacifico – “Il Mattino”, 25 novembre 2016

«La presidenza del Parlamento europeo o quella del Consiglio europeo deve andare ai socialisti». La decisione di Martin Schulz di abbandonare Bruxelles per candidarsi come capolista della Spd alle politiche in Germania sconvolge gli equilibri nella governance della Ue: stando agli accordi presi dopo le ultime Europee quella poltrona deve andare a metà legislatura a un popolare. Partito che guida già la Commissione (con Jean Claude Juncker) e il Consiglio europeo (con Donald Tusk). Tutto questo per il capogruppo del Pse, Gianni Pittella, è «inaccettabile».

Non è un brutto segnale per l’Europa che Schulz preferisca la politica di casa propria a quella Ue?

«Io avrei preferito che restasse a Bruxelles, ma le sue battaglie europeiste non finiscono, anzi raddoppiano nel ruolo, forse di ministro, che avrà in Germania. A Berlino il suo impegno aiuterà a spostare gli equilibri dall’austerità a una politica espansiva».

Tema che ci riguarda da vicino, visto che la Ue ha solo rimandato a dopo il referendum il giudizio sulla manovra.

«Nel nuovo assetto della governance europea c’è anche una battaglia sulle responsabilità istituzionali della politica. Anche per questo in Italia dobbiamo vincere il referendum. Se avesse la meglio il No, il nostro governo sarebbe più debole e si rafforzerebbe Wolfgang Schäuble».

Addirittura?

«Il 4 dicembre abbiamo soprattutto l’opportunità di mettere in difficoltà i falchi dell’austerità».

Ora la poltrona di Schulz è destinata a un popolare.

«Come socialisti non possiamo accettare che le tre maggiori istituzioni – Commissione, Parlamento e Consiglio europeo – siano monopolio dei conservatori. Perché alle ultime elezioni c’è stata di fatto una parità tra loro e il Pse. Senza i nostri 190 seggi non è possibile alcun governo. E non è una questione di persone».

Veramente al socialista Renzi non piace Juncker.

«Sul nome del presidente c’è il pieno sostegno: nonostante la sua appartenenza, è stato spesso sensibile ai temi che abbiamo posto. Metterlo in discussione, adesso, non avrebbe senso. Piuttosto ci sono molte riserve sul commissario all’economia digitale Günther Oettinger, al quale si vogliono affidare anche le deleghe sul Bilancio: un giorno va a parlare di energia in Ungheria prendendo l’aereo di un uomo d’affari, un altro spara a zero contro i cinesi».

Allora il Pse vuole soltanto una poltrona?

«È chiaro che un riequilibrio passa per la presidenza del Parlamento europeo o di quella del Consiglio europeo ai socialisti. Ma il negoziato che apriremo riguarderà soprattutto questioni di merito: voglio mettere sul tavolo i temi di politica economica, perché non posso accettare che il presidente Juncker faccia una proposta per archiviare l’austerità e che Schäuble si metta subito di traverso. Così come pretendo che alle politiche sulla sicurezza seguano interventi sull’immigrazione e sulle questioni sociali».

Lei si sente in lizza per la presidenza dell’Europarlamento?

«L’unica cosa che mi interessa oggi è essere confermato alla guida del gruppo parlamentare. E la cosa avverrà con la riunione del 7 dicembre. Ma al momento, per la governance della Ue, non abbiamo ancora parlato di candidati».





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