D’Alema non rompa il PD e i governatori del Sud rispettino il loro impegno – Gianni Pittella

D’Alema non rompa il PD e i governatori del Sud rispettino il loro impegno

intervista di Michele Cozzi – “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 1 febbraio 2016

Gianni Pittella, presidente del gruppo Socialisti e Democratici al Parlamento europeo: il ritorno al proporzionalismo riporta il Paese alla prima repubblica. Che ne pensa?

«Purtroppo scontiamo gli effetti negativi della bocciature del referendum che insieme ad un più moderno assetto istituzionale avrebbe garantito governabilità ed una maggiore efficienza nel funzionamento del Paese. Purtroppo siamo ripiombati indietro nel passato ed ora siamo chiamati a trovare una legge omogenea tra Camera e Senato che permetta al Parlamento di offrire ai cittadini risposte rapide e puntuali».

Al voto subito o a scadenza naturale?

«Sta al Capo dello Stato decidere. Ovviamente il via libera ad una legge elettorale resta la condizione minima per qualsiasi decisione».

Con quale legge elettorale?

«Non sta a me dirlo, spero solo si trovi una formula che garantisca governabilità. Mentre continua la crisi dei migranti, la Brexit, la crisi delle istituzioni comunitarie, la crisi economica e l’avvento di Trump, sarebbe criminale costringere l’Italia a discutere per mesi ancora su collegi, capilista, maggioritario o proporzionale. L’Europa ha bisogno dell’Italia e l’Italia ha bisogno di proiettarsi nel mondo».

Il Pd sembra sul punto di esplodere. Qual è la sua opinione?

«Il Pd resta l’unica forza organizzata sul territorio, l’unica formazione autenticamente di governo. La Lega ambisce a rappresentare un voto di protesta a volte rabbioso e i pochi casi in cui governa lo fa male. Le difficoltà del Movimento Cinque Stelle sono evidenti, basti pensare a Roma. Ma tuttavia l’assenza di alternative non può essere l’unica ragione d’essere del Pd. Nei prossimi mesi serve uno sforzo per ridefinire le nostre priorità e il nostro messaggio per il Paese che deve innanzitutto rivolgersi a chi sta male. Se faremo questo, conquisteremo il Paese ma se invece ci lacereremo attorno a polemiche personalistiche, allora saremo sconfitti. Il tiro a bersaglio a Renzi, oltre ad essere ingiusto, è un esercizio masochista per chi lo fa. Colpendolo in maniera pretestuosa si indebolisce tutto il Pd».

D’Alema evoca la scissione e un’altra lista competitiva al Pd. È vecchio vizio della sinistra italiana?

«Io non credo che all’Italia serva l’ennesimo partito: con le scissioni non si va da nessuna parte, soprattutto in questo momento storico. Da un lato c’è l’avvitamento autoritario di Trump, l’avanzamento dei populismi in Europa, dall’altro in Italia si discute della data di convocazione del congresso del PD. È surreale. Lo statuto del PD sarà rispettato anche se questo non è il punto. Abbiamo bisogno di un dibattito diverso dentro al PD, meno nominalistico e più di sostanza».

In lizza il lucano Speranza e il pugliese Emiliano. Nel nome del Sud?

«Non voglio e non posso credere che i governatori del Sud preferiscano abdicare alla loro missione, al loro patto stretto con i cittadini delle loro regioni per imbarcarsi in un’avventura improbabile che avrebbe l’unico effetto di dilaniare il partito. Renzi è il nostro segretario e l’unico in grado di sfidare le destre e i populismi in Italia e in Europa, l’unico in grado di cambiare questo Paese e rilanciarlo a livello comunitario come motore del cambiamento. Tutto il resto sono le solite, trite e ritrite manfrine del teatrino della politica italiana. Gli italiani ne hanno giustamente la nausea».

L’Unione chiede all’Italia una manovra di rientro da 3 miliardi. Dopo il referendum, il Paese conta meno?

«L’Italia ha e continua ad avere un peso specifico fondamentale per l’Europa. Il premier Gentiloni sta svolgendo il suo ruolo con grande professionalità e competenza. Il problema risiede in alcuni ambienti della Commissione europea e in qualche capitale il cui intento politico è applicare in maniera ragionieristica le stupide regole del patto di stabilità con l’intento di punire il nostro Paese. Domandiamoci perché Paesi come la Germania in surplus commerciale ormai da anni non viene neanche redarguita. Queste regole vanno cambiate. Sono certo comunque che grazie al lavoro del governo italiano e alla sensibilità politica di Juncker e Moscovici si riuscirà a trovare un’intesa nei prossimi giorni».





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