Guai a lasciare sola Atene, serve un summit di emergenza – Gianni Pittella

Guai a lasciare sola Atene, serve un summit di emergenza

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intervista di Alessia Gozzi – “QN”, 30 giugno 2015

Giornate convulse a Bruxelles, tensione alle stelle, una situazione fluida che evolve di ora in ora. «Si scrive la storia… Non una bella pagina finora». Il capogruppo dei socialdemocratici all’Europarlamento, Gianni Pittella, non perde le speranze in una soluzione positiva della crisi greca.

La sua richiesta di un Eurosummit d’emergenza, sostenuta dalla conferenza dei capigruppo, punta a rimettere la politica al centro del confronto?

Si prova a rimettere in piedi un negoziato che sul piano tecnico-finanziario si era concluso negativamente. Domani notte (stanotte, ndr) scade il programma Ue, i greci si sveglieranno in bancarotta: non saranno nelle condizioni di pagare i salari, i viveri, qualsiasi cosa, perché non hanno liquidità…

Un Eurosummit potrebbe scongiurare questo scenario?

Penso che, attraverso un summit d’urgenza, si possa prorogare il programma almeno fino a domenica, quando i cittadini si esprimeranno per il referendum.

Se dovessero prevalere i no?

Vedremo. Intanto, bisogna evitare che i greci vadano al voto in una situazione di bancarotta, in un clima di disperazione, pensando che un’Europa matrigna stia prostrando il popolo greco costringendolo ad agire contro i propri interessi.

Da Juncker alla Merkel, i leader si appellano direttamente al popolo greco, quasi a voler isolare Tsipras…

Il popolo greco deve essere messo in condizione di decidere in totale autonomia, senza invasioni di campo di Bruxelles o delle cancellerie. Scatterebbe una reazione negativa che favorirebbe il no.

Le parole di Juncker ieri sono state amare, c’è la sensazione che Tsipras abbia giocato sporco?

Juncker e la Commissione hanno lavorato in maniera costruttiva cercando in ogni modo di raggiungere l’accordo mentre il governo greco ha agito da irresponsabile, abbandonando la trattativa quando sul tavolo c’era una proposta migliorativa. Detto questo, il dialogo va ripreso. Gli errori dei leader non possono essere pagati dai cittadini.

È ottimista sulla richiesta di un Consiglio d’emergenza?

Spero venga accolta. Se i governi non si mettessero d’accordo per riunirsi sarebbe un segno di cattiva volontà.

Varoufakis ha citato Renzi quando disse, in tema di immigrazione, ‘è questa l’Europa che vogliamo?’… Visione comune?

Intanto, Varoufakis è un abile comunicatore, ma dovrebbe fare di più il ministro. Renzi ha lavorato come governo italiano in modo costruttivo, e lo sta facendo anche in queste ore mantenendo aperto il dialogo con tutti gli interlocutori che contano. Dopodiché, l’Europa in cui i governi fanno prevalere i loro egoismi di fronte agli interessi generali non mi piace.

Se siamo a questo punto è perché vincono gli egoismi. C’è un clima di sospetto reciproco?

Per non darla vinta agli euroscettici bisogna lottare per un’Europa solidale. Non vedo un’adeguata consapevolezza dell’enorme portata delle scelte che si stanno facendo in queste ore. Non si sta discutendo se vince Tsipras o la Merkel, ma dell’integrità dell’Eurozona.

Timori sul contagio dell’Italia?

No, ha fondamentali adeguati e lo scudo Bce. Ciò che preoccupa è dichiarare non attaccabile la moneta unica. Se viene smantellato il principio dell’integrità dell’euro, le conseguenze saranno disastrose.





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