Il piano Ue sull’immigrazione passerà. E l’Italia non va lasciata da sola – Gianni Pittella

Il piano Ue sull’immigrazione passerà. E l’Italia non va lasciata da sola

Gianni Pittella intervistato dopo l'incontro del 10 luglio 2014 con Jean-Claude Juncker

Intervista di Elena Romanazzi – Il Mattino, 13 giugno 2015

«L’idea di sospendere Schengen è un’idiozia. Il piano Juncker c’è e deve essere approvato. È un primo passo, stiamo lottando per avere di più». Sono ore cruciali per Gianni Pittella, Presidente del gruppo S&D a Strasburgo. Le notizie che rimbalzano dall’Italia non sono certo positive. Il fermento dei governatori del Nord fa male alle trattative. E la situazione di emergenza e di incertezza rispetto alle stesse quote di profughi che l’Ue dovrebbe assorbire non fa che alimentare la tensione. «Ma – spiega Pittella – basta a chi specula sul problema dell’immigrazione badando al proprio orticello senza proporre soluzioni». Alle soluzioni si sta lavorando e il piano Juncker ne è la prova.

Presidente il piano sta registrando numerose resistenze. L’atteggiamento dei francesi a Ventimiglia con il blocco all’ingresso dei migranti fa pensare ad una posizione drastica nel prossimo Consiglio Europeo. Non c’è il rischio che l’Italia si trovi ancora una volta ad affrontare in solitudine l’emergenza immigrazione?

«Il piano Juncker sull’immigrazione rappresenta un passo storico per l’Ue. Un piccolo passo ma che apre le porte ad una politica comune europea sull’immigrazione. Non ci sarà al prossimo Consiglio una minoranza di blocco da avere i numeri per respingere il piano. Stiamo lavorando attivamente con la Mogherini al fine di superare le resistenze di alcuni governi rispetto alla gestione delle quote. Sono in corso contatti intensissimi in queste ore in vista della riunione dei ministri degli Interni fissata per martedì prossimo».

I nodi da sciogliere alla luce anche delle diverse dichiarazioni che giungono dall’Ue sono diversi. L’accoglienza sarà su base ‘volontaria o obbligatoria’. C’è una bella differenza.

«C’è l’abisso. La volontarietà è carità. L’obbligo, invece, sarebbe una decisione straordinaria dell’Ue. Per la prima volta si comporterebbe come una grande famiglia. Quello che deve essere. La scelta non è solo per l’Italia ma per tutta la comunità. Perché c’è un dettaglio che agli esperti non sfugge. Oggi l’emergenza tocca noi e la Grecia ma un domani, non molto lontano, altri Paesi quali la Polonia, i paesi baltici e scandinavi, si possono trovare ad affrontare flussi migratori dall’Ucraina. Si tratta, finalmente, di affrontare la questione in senso globale».

Non c’è nessun dietrofront dunque sul piano. La mossa della Francia non è un campanello d’allarme?

«Ritengo che in questo momento si debbano affrontare le questioni in termini costruttivi. È il momento di favorire un accordo e non di strumentalizzare una questione gravissima attraverso slogan senza senso come la sospensione di Schengen. Sono convinto e tutti stiamo lavorando seguendo questa strada che l’immigrazione va governata con la solidarietà ma anche con il rigoroso rispetto delle regole che passa attraverso l’accertamento dell’identità dei migranti».

Le ostilità non mancano. I paesi ostili esistono. E lo stanno dimostrando in queste ore. Come si riusciranno a convincere i più scettici?

«Il piano non deve passare con un voto all’unanimità. Bastano i due terzi. E siamo convinti che una minoranza di blocco non avrà in numeri sufficienti per far naufragare il piano».

Il tempo è nemico. L’onda di sbarchi non si ferma. Migliaia di profughi in fuga da situazioni di estreme difficoltà pronti a sbarcare sulle coste italiane oltre che in Grecia. È ipotizzabile un Consiglio straordinario?

«Si tratta di una decina di giorni. Non di più. A nessuno, questo deve essere chiaro, è consentito di lasciare l’Italia da sola. Un domani potrebbero rimanere soli altri Paesi. Tutta l’Ue è chiamata a fare sacrifici e a rispettare i propri doveri di accoglienza. Non si può dare spazio alle destre populiste e razziste o al calvinismo che propone la ricetta inutile delle piccole patrie».

Il Nord è al collasso. I centri sono strapieni.

«Se non siamo solidali all’interno dell’Italia come possiamo pensare di essere credibili nell’Ue se le regioni del Nord se ne fregano danneggiando tutti gli sforzi che si stanno facendo chiedendo di essere solidali con noi. Le varie posizioni dei governatori io le definisco egoismo allo stato puro».

I disagi del Nord sono evidenti.

«Le regioni che hanno dato tanto sono quelle del Sud. Qui si vuol tentare di ribaltare la verità. Sicilia, Puglia, Calabria, Campania hanno accolto un numero di migranti nettamente superiore alle altre regioni. Non si deve cadere nelle trappole ‘salviniste’. Questi sono fatti».

I numeri e le quote sono ancora oggetto di trattativa in Ue. I 40 mila in uscita da Italia e Grecia sono comunque pochi e Renzi ha chiesto uno sforzo in più. Crede sia possibile?

«È un punto di partenza importante. Non dimentichiamoci che il piano prevede diversi step. Non solo divisione dei profughi ma anche interventi economici a sostegno delle aree da dove si spostano in massa i migranti per sfuggire a guerre e povertà assoluta. Solo con la solidarietà globale si affronta l’immigrazione e non solo se l’Ue si comporta come una vera e grande famiglia senza egoismi e populismi potrà risolvere, ma solo in questa prima fase, i problemi».





Iscriviti alla newsletter di Gianni Pittella

Per essere sempre aggiornati sulle attività e sugli appuntamenti di Gianni Pittella

ISCRIVITI

Facebook

Twitter


In evidenza