«Il presidente Ue è convinto che l’austerity sia sbagliata. Ecco perché ci aiuterà». – Gianni Pittella

«Il presidente Ue è convinto che l’austerity sia sbagliata. Ecco perché ci aiuterà».

Intervista con Francesca Schianchi per La Stampa del 25 febbraio 2016

«Ho avuto l’impressione che il presidente Juncker sia consapevole del fatto che l’austerità finalizzata solo al rigore, senza sostegno agli investimenti, sia sbagliata». Gianni Pittella, alla guida del gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, ieri ha avuto un incontro con il suo presidente, Jean-Claude Juncker. Tanto più importante se si considera che, domani, il capo dell’assemblea di Bruxelles sarà a Roma, a colloquio col premier Matteo Renzi.

Di cosa avete parlato?

«Abbiamo fatto una chiacchierata a 360 gradi sulle principali questioni aperte in Europa. Ho detto al presidente che serve una più forte spinta verso una politica economica espansiva: in questa cornice si colloca la richiesta del governo italiano di un confronto sulla legge di bilancio 2016/17 che consenta di consolidare i conti pubblici ma con una indispensabile politica di sostegno alla ripresa».

E il presidente Juncker le è sembrato dell’idea?

«Ho avuto l’impressione che sia consapevole del fatto che l’austerità finalizzata solo al rigore, senza sostegno agli investimenti, sia sbagliata. Anche perché le conseguenze di una politica esclusivamente rigorista sono quelle già viste in altri Paesi: dramma sociale sempre più profondo e rafforzamento delle forze populiste. L’Italia è un baluardo europeista nella situazione di crisi che stiamo vivendo: è indispensabile darle risposte positive».

Quindi pensa che Juncker arriverà a Roma con una certa disponibilità nei confronti delle richieste italiane?

«Naturalmente non abbiamo parlato di questioni tecniche, ma il dato politico è che la nostra posizione riguardo al rigore, intendo di tutto il gruppo socialista, è quella che le ho detto. Abbiamo votato Juncker perché fosse il garante di un punto di equilibrio, e lui di questo si rende conto».

Dopo le tensioni delle settimane scorse tra Renzi e Juncker pensa che domani sarà l’occasione per recuperare rapporti più distesi?

«Io ho lavorato in questa direzione e ho sempre sottolineato – anche oggi – come l’intento di Renzi non sia distruggere, ma costruire su basi nuove. Lo stesso documento preparato da Padoan contiene idee che vanno nella direzione di un rafforzamento dell’Europa, non certo un indebolimento».

Avete discusso anche di quel documento?

«Abbiamo parlato di come l’Italia sia un player fondamentale in Europa, sta facendo sforzi enormi che meritano un apprezzamento concreto e coerente da parte della Commissione».

Però la pagella su di noi ci rimprovera ancora alcuni aspetti, primo fra tutti il debito «monstre». Potrebbe addirittura arrivare una lettera di avvertimento.

«C’è apprezzamento per gli sforzi che il governo sta facendo con le riforme. Il debito è un’eredità del passato che il governo Renzi si sta impegnando a ridurre. Ma lo si può fare se si fa salire la lancetta della crescita».

Insomma, la flessibilità dovrebbe esserci concessa, dice lei?

«Sicuramente. Non sta scritto da nessuna parte che la flessibilità debba essere concessa solo per alcune tipologie di interventi o solo per un’annualità. Penso la meriti un Paese che resta nei parametri europei e chiede solo un po’ di ossigeno».





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