"La Cina crede nel piano Juncker", la mia intervista per Milano Finanza – Gianni Pittella

“La Cina crede nel piano Juncker”, la mia intervista per Milano Finanza

intervista di Francesco Ninfole – “Milano Finanza”, 23 giugno 2015

Le relazioni tra Europa e Cina potranno ricevere un forte slancio nei prossimi giorni. Pechino è pronta a contribuire al piano Juncker, mentre va avanti il progetto di «Nuova Via della Seta» per aumentare i flussi commerciali. Il tutto in vista del vertice bilaterale Ue-Cina che si terrà il 29 giugno a Bruxelles. Su questi temi interviene Gianni Pittella, leader dei socialisti e democratici (S&D) europei, che è reduce da una missione di una delegazione in Cina durante la quale i vertici S&D hanno incontrato i principali esponenti della politica estera e commerciale del Paese.

Quali sono stati i risultati della delegazione?

Siamo rimasti sorpresi del livello di conoscenza delle istituzioni Ue da parte delle autorità cinesi, segno che in Cina l’Europa è vista come un grande partner politico ed economico, molto più di quanto forse ce ne rendiamo conto noi europei. Nei colloqui ho avuto direttamente conferma della disponibilità di Pechino a contribuire con ingenti somme al piano Juncker, un punto di svolta per ridare slancio all’economia dopo gli anni nefasti dell’austerità. Inoltre abbiamo rafforzato la cooperazione tra Ue e Cina sotto il profilo economico e politico, incoraggiando Pechino a procedere sul terreno delle riforme democratiche e della difesa dei diritti umani.

Quanto investirà la Cina nel piano Juncker? E a quali termini e condizioni?

Non toccava a noi entrare in questi dettagli, ma da ciò che ci hanno detto interlocutori politici membri del Politburo del Partito Comunista Cinese, ministri, imprenditori, responsabili dell’amministrazione di Shanghai e delle zone di libero scambio, l’interesse è notevole, anche perché la loro enorme liquidità va investita su programmi coerenti con il loro grande progetto «one belt, one road», che rappresenta un piano infrastrutturale, culturale ed economico interessante di rilancio dell’antica Via della Seta. Le sinergie tra il piano Juncker e il progetto cinese possono essere strettissime.

Che cosa ci si deve aspettare dal vertice bilaterale del 29 giugno a Bruxelles?

Abbiamo preparato il terreno perché il summit sia fecondo di risultati concreti. Il vertice bilaterale è significativo perché è il 40° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Ue e Cina e sarà il momento opportuno per dichiarare la volontà politica di andare avanti sull’accordo bilaterale di investimenti.

Che cosa chiede l’Europa alla Cina e viceversa?

Innanzitutto l’Europa dovrebbe chiedersi che cosa vuole diventare da grande. Il mondo di oggi è multipolare, sospinto dalla globalizzazione e dall’emersione di nuovi player. Non si può stare nel nuovo mondo guardando all’indietro con nostalgia, chiudendosi nel proprio riccio. Servono gli Stati Uniti d’Europa per competere con la Cina e con i nuovi Paesi emergenti. Difficile? Certo, ma questo deve essere l’obiettivo di lungo periodo.

Quali saranno i prossimi passi nell’ambito della cooperazione Europa-Cina?

Il Piano Juncker e la Via della Seta; il superamento delle barriere commerciali che rallentano gli investimenti; il sostegno e la facilitazione della cooperazione; l’assunzione di una posizione comune sul cambiamento climatico e la riconversione energetica con target vincolanti; progressi sui diritti umani e azioni di politica estera comune.

La Cina già da anni investe in aziende italiane (uno degli ultimi esempi è Pirelli). Ci sono più rischi o opportunità?

Abbiamo visitato la Shanghai Electric Company, un colosso imprenditoriale nel settore dell’energia che controlla quote di colossi europei e italiani, come Siemens e Ansaldo. Abbiamo visitato una grande multinazionale nel campo dell’agroalimentare che vuole stringere rapporti con partner europei. Ci sono enormi potenzialità di sinergie strategiche e investimenti. Certo, non mancano rischi e dovremo migliorare il contesto normativo, ma le opportunità vanno colte.

Un’ultima domanda sulla Grecia. Si troverà l’accordo?

Deve trovarsi, non esiste l’ipotesi Grexit. L’uscita di Atene dalla zona euro non sarebbe indolore per il sistema economico e politico-istituzionale dell’Europa, come ritengono alcuni con miope scelleratezza. C’è stata qualche incertezza e superficialità da parte del governo greco. Ma ora siamo a un passo da un accordo e la Grecia ha fatto la sua parte; basta un piccolo ultimo passo di responsabilità da parte dei creditori.





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