Noi, l’Africa e un destino comune: la mia analisi per "L’Unità" – Gianni Pittella

Noi, l’Africa e un destino comune: la mia analisi per “L’Unità”

di Gianni Pittella – “L’Unità”, 4 aprile 2016

“L’Africa, questo continente così giovane deve fare di tutto per trattenere le sue risorse umane, altrimenti avrà perso il proprio futuro”. La frase, pronunciata dal Commissario per l’Immigrazione dell’Unione Africana, incontrato nel corso della mia recente missione in Etiopia con i colleghi Cécile Kyenge e Norbert Neuser, è il cuore della questione africana.

Ed è anche la ragione di fondo che ha spinto il mio gruppo politico, i Socialisti e Democratici europei, ad assumere l’Africa come priorità tanto da organizzare un’intera settimana nel Parlamento europeo dedicata al continente africano: l’Africa week.

Per troppo tempo noi europei, e non solo, abbiamo sottostimato, a volte deriso, la centralità dell’Africa intessendo con i suoi Stati una relazione di pura convenienza economica o commerciale e non un rapporto centrato su un vero partenariato politico. Persino con il recentissimo vertice de La Valletta, pur con un intento positivo, abbiamo stanziato come Unione europea solamente un miliardo e ottocento milioni di euro in cinque anni per sostenere il flusso dei migranti per l’intera Africa, contro i sei miliardi stanziati qualche settimana per la sola Turchia.

Dobbiamo voltare pagina.

Migrazioni, terrorismo, cambiamento climatico, pace, sicurezza, sviluppo, sono sfide comuni che legano indissolubilmente, in un destino comune, europei e africani. Riusciremo a fronteggiarle solo se lavoreremo insieme, fianco a fianco.

Partenariato politico significa certamente aiuti allo sviluppo, costruzione di moderne infrastrutture, energia, telecomunicazioni, ambiente, lotta al cambiamento climatico e alla siccità, educazione e formazione, ma un nuovo partenariato politico con l’Africa vuol dire innanzi tutto non fare sconti sul rispetto dei diritti umani, sulla democrazia e sulla libertà di stampa. Gli affari non possono e non devono essere slegati dalla democrazia.

Bisogna spezzare il patto tacito che da troppo tempo lega Occidente e Africa: legittimazione silenziosa di regimi africani corrotti o autoritari in cambio dello sfruttamento indiscriminato delle risorse da parte dell’Occidente. Questo nuovo approccio implica anche un’assunzione di responsabilità da parte delle élites africane.

È una sfida di lungo periodo, certo, ma, se avessimo iniziato da tempo, ora saremmo a buon punto.

Dalla Libia giungono notizie controverse, da un lato la speranza che il nuovo governo di unità nazionale possa costruire la più larga condivisione e convergenza possibile tra tutte le forze in campo, dall’altro la minaccia della penetrazione ulteriore dell’Isis e di nuovi imponenti flussi migratori verso l’Italia e l’Europa.

Se vogliamo liberarci dalla dittatura dell’immediato, la strada giusta è operare per un’intesa politica di medio e lungo periodo, una grande alleanza fra Africa ed Europa all’insegna della pace, dello sviluppo sostenibile, della sicurezza, dei diritti.

Noi Socialisti e Democratici ci stiamo provando.

Altri continuano a intonare la retorica demagogica, xenofoba e nazionalistica che non porterà ad alcun risultato eccetto quello di rimpolpare forse i consensi delle forze della destra più gretta e incapace di dare un futuro ai cittadini europei e africani che chiedono solo una reale opportunità per guardare ad un futuro di speranza comune.





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