La nomina rispetta l’esito delle elezioni. Fine dell’austerity , ora la parola passa ai governi – Gianni Pittella

La nomina rispetta l’esito delle elezioni. Fine dell’austerity , ora la parola passa ai governi

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 Intervista a Il Mattino

Presidente Pittella, a sentire Renzi il vertice si chiude con buone notizie. E’ così?

Sono due e, direi, ottime. La prima è sicuramente la designazione di Juncker alla guida della Commissione. E’ questa la richiesta che arriva con forza dal parlamento europeo e che attraverso ilmio tramite è stata sottoposta al Consiglio.

Come ci si è arrivati?

C’era da rispettare l’esito delle elezioni. Tutti i partiti hanno avanzato delle candidature. Quella dei Popolari ha espresso più consensi, con il maggiore numero di deputati. Dunque si è preso atto democraticamente del voto. E l’indicazione di Junker ora dovrà passare al vaglio del parlamento europeo.

Che cosa si aspettano i partiti dalla presidenza Juncker?

Certo, c’è attesa per la piattaforma che lui vorrà indicare. E’ evidente che l’auspicio viaggia in una direzione chiara: l’Europa deve trovare un nuovo punto di equilibrio tra il risanamento dei conti pubblici e la necessità di fare decisi passi in avanti sul piano della crescita, per la nuova occupazione.

Come auspica la bozza Van Rompuy?

Anche, quel lavoro potrà concorrere. E qui veniamo alla seconda ottima notizia: dal vertice europeo scaturisce l’orientamento verso un maggiore utilizzo della flessibilità nel patto di stabilità per quei paesi che davvero realizzano riforme strutturali.

Sarebbe una svolta.

Sicuro. Finora c’è stato il culto dell’austerità, un culto quasi ossessivo e dogmatico. E mentre si tenevano d’occhio i bilanci, la società europea bruciava e con lei si perdevano milioni di posti di lavoro. Certo, bisogna mettere a posto i conti, ma si deve anche procedere ad un cambiamento dei sistemi: nelle istituzioni, nel lavoro, nella scuola. Ecco, chi fa queste riforme importanti non può essere tenuto a rispettare dei vincoli in maniera teutonica.

Dunque, in concreto, è il via libera a tenere fuori dai vincoli i pagamenti dei debiti della Pa alle imprese e le quote di co-finanziamento nazionale dei fondi europei?

Attenzione, nelle vesti di presidente del Parlamento europeo io non posso dire questo. Toccherà ai governi nazionali tradurre questa indubbia apertura in un’operatività maggiore, ma non solo per dare ossigeno all’economia: c’è infatti un altro fersante che potrà beneficiare della svoltaed è quello della ricerca e dell’innovazione tecnologica.

A suo avviso si può recuperare, ed eventualmente come, lo strappo di Cameron?

Ritengo che si debba assolutamente recuperare: il Regno unito è una parte importante dell’Unione europea. Come? La strada è già segnata. E’ necessario proseguire nella possibilità di consentire a Londra di viaggiare ad una doppia velocità rispetto all’Europa. Senza porre aut aut: perchè il rischio è spingere le forze euroscettiche del Regno Unito a venir fuori. L’unica chamce per l’Europa è quella di continuare a lavorare con Londra sulle materie intorno alle quali c’è condivisione. Poi se l’euro e la supervisione finanziaria non li convince non è un problema, pazienza: verranno tempi migliori.

Dal suo  punto d’osservazione quanto sono vere le indiscrezioni sulle presunte tensioni tra Renzi e Merkel?

Se sono legate alla cena dell’altra sera non posso dire proprio nulla, perchè non c’ero. Ma da quello che ho potuto vedere io durante i lavori del Consiglio di frizioni non cene sono state affatto. Anzi, mi è sembrato di cogliere da molteplici segnali che tra i due c’è un rapporto proficuo, positivo e anche molto affettuoso.

Renzi ha escluso chance per Letta al Consiglio: l’Italia resta ancora in gioco per altri incarichi?

Non spetta a me dirlo.

E la possibilità che lei guidi il gruppo Pse?

Sarà eventiualmente una decisione che il gruppo prenderà in piena autonomia: ma in questa scelta non c’entra nulla il fattore geografico.

Quindi la possibilità esiste?

Certo che esiste ed è anche forte nel caso in cui Martin Schulz assuma la presidenza del Parlamento europeo.

Una considerazione emotiva: che effetto le ha fatto presiedere, seppure ad interim, l’Europarlamento dopo tanti anni di missione a Strasburgo?

In quel momento pensavo che l’ultimo italiano era stato Emilio Colombo, in tempi nei quali il parlamento europeo non veniva eletto a scrutinio universale. Parlare e guidare i lavori mi ha dato grande gioia e onore. E rappresenta un ulteriore supplemento di responsabilità.





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