Paghiamo gli errori di Bush. Serve alleanza con Russia e Iran. – Gianni Pittella

Paghiamo gli errori di Bush. Serve alleanza con Russia e Iran.

di Marco Mangiello – L’Unità, 15 novembre 2015

Gli attentati di Parigi sono «un atto di guerra ispirato dall’esterno», ma non dobbiamo «lasciarci tentare dalla strumentalizzazione a fini elettorali» perché «le risposte sbagliate si pagano» e quello che stiamo pagando oggi è il prezzo della «guerra inutile, pretestuosa, sbagliata dell’amministrazione Bush in Iraq». Lo ha dichiarato il presidente del Gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, Gianni Pittella. Ora, ha spiegato a l’Unità l’eurodeputato Pd, serve «un’ampia alleanza che coinvolga Russia, Usa, Iran e Lega araba per agire in Siria» e sconfiggere l’Isis.

Dopo gli attacchi al giornale Charlie Hebdo la Francia è stata di nuovo colpita dagli attacchi terroristici. Come ha reagito alla notizia?



«Ho avuto paura. Una paura che si è unita subito a rabbia, perché non ci sono giustificazioni politiche, umane o religiose per un tale orrore. Poi ha prevalso la lucida ragione: è un atto di guerra ispirato dall’esterno e realizzato da persone che vivono in mezzo a noi, nati molto probabilmente come noi in Europa ma convertiti al terrorismo islamico. Solidarietà al popolo francese quindi e al Presidente Hollande».

L’aumento delle misure di sicurezza seguito agli attacchi di gennaio non è bastato a fermare i terroristi. Hanno sbagliato qualcosa le forze di sicurezza francesi o contro il terrorismo non c’è difesa?

«Qualcosa non ha funzionato nel lavoro di intelligence. È evidente. Questo è il nodo cruciale su cui lavorare a livello nazionale, europeo e internazionale, consapevoli che non è possibile azzerare il rischio di nuovi attentati. Hanno colpito la Francia ma hanno colpito tutta l’Europa, tutti noi europei. Le stesse immagini di terrore, la stessa modalità usata, gli stessi mandanti li abbiamo visti in opera non più tardi qualche giorno fa a Beirut. Allora siamo tutti francesi ma siamo anche tutti libanesi».

Qual è la reazione dell’Unione europea e dei suoi Stati membri?

«Di grande vicinanza e solidarietà. Hanno colpito tutti noi. L’Ue deve stare pienamente in campo, come prova a fare con Federica Mogherini, in Medio Oriente, in Libia, in Siria. La mia idea è che bisogna lavorare ad un’ampia alleanza che coinvolga Russia, Iran e Lega araba per agire in Siria. Tenendo bene a mente che non è ragionevole combattere contemporaneamente contro Assad e contro l’Isis. Primum vivere, sconfiggendo i terroristi dell’Isis, e poi costruire a tavolino l’uscita di scena di Assad per non ripetere l’incubo Libia».

Gli attacchi si ripercuoteranno sul dibattito in corso sulla questione rifugiati?

«In questi momenti di grande rabbia, occorre riflettere e domandarsi razionalmente: perché mettere in discussione il trattato di Schengen o chiudere le frontiere? Che senso ha far passare l’idea che tra migranti e profughi vi siano terroristi? Solo chi fa sciacallaggio politico può immaginare spietati terroristi ammassati sui barconi della morte nel Mediterraneo o in marcia per chilometri e chilometri lungo la rotta balcanica. Non scherziamo e non lasciamoci tentare dalla strumentalizzazione a fini elettorali di una drammatica pagina di storia che ha altre cause, altri mandanti e altri esecutori».

Esiste un rischio di deriva di estrema destra provocata dal terrorismo?

«Certo. In Italia come in tutta Europa. Il messaggio semplicistico paga. Bombardiamoli, chiudiamo le frontiere, via tutti gli immigrati, l’Islam indistintamente è un nemico da cancellare. Facile, inutile, sbagliato. Le risposte sbagliate si pagano, attenzione… oggi stiamo pagando a caro prezzo la guerra inutile, pretestuosa, sbagliata dell’amministrazione Bush in Iraq, quella guerra ha prodotto una slavina nel Medio Oriente. L’odio è alimentato da enormi disuguaglianze tra pochissimi ricchi e i miliardi di poveri a livello mondiale, dall’ignoranza, dall’infinito conflitto israelo-palestinese, da certi accordi dell’Occidente con alcuni dittatori o dallo sfruttamento delle risorse minerarie e del lavoro di povera gente da parte delle multinazionali».

L’Italia prenderà parte alla guerra in Siria?

«Non sta a me definire le strategie del nostro Paese. Auspico che la comunità internazionale, dagli Usa alla Russia, dall’Iran al Regno Unito, dalla Lega araba all’Unione Europea, si faccia carico delle proprie responsabilità e secondo diritto si erga contro il cancro Isis a difesa dei principi e dei valori universali dell’uomo».

 





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