Il PSE contro l’austerità, giusto il "sì" al referendum – Gianni Pittella

Il PSE contro l’austerità, giusto il “sì” al referendum

intervista di Marco Mongiello – “L’Unità”, 19 ottobre 2016

Se non si occupa della stabilità dell’Italia e quindi dell’Europa di cosa dovrebbe occuparsi il Partito socialista europeo, dei cavoletti di Bruxelles? È questa la risposta di Gianni Pittella, leader del gruppo dei Socialisti e Democratici all’Europarlamento, alle dichiarazioni di Massimo D’Alema che aveva invitato il Pse a farsi i fatti suoi invece di schierarsi apertamente per il Sì al referendum costituzionale italiano. La polemica monta alla vigilia della Convention delle forze progressiste europee che oggi a Bruxelles avvieranno il cantiere delle riforme delle politiche riformiste e dell’Europa alla presenza, tra gli altri, sia di Gianni Pittella che di Massimo D’Alema.

Domani (oggi per chi legge) lanciate l’iniziativa “Insieme” delle forze progressiste per le riforme. Di cosa si tratta e perché ora?

«È tempo di dirci in faccia, chiaramente, che così non si può più andare avanti. Tutti se ne rendono conto ma in pochi in Europa hanno il coraggio di lavorare per un cambio reale. Questo è il senso e l’obiettivo di questa grande Convention della famiglia progressista europea: cambiare questa Unione europea per salvare l’Europa. Se i vertici europei avessero mostrato maggiore lungimiranza nei bui anni dell’era Barroso non avremmo avuto una crisi economica, finanziaria e sociale così profonda in Europa, non avremmo avuto il caso Grecia, non avremmo avuto la Brexit e probabilmente non saremmo oggi al capezzale di un’Europa che stenta a rilanciare la propria missione. Noi ci occupiamo del futuro dell’Italia e dell’Ue ed è per questo che oggi lanciamo con il Pse e insieme ai nostri partner, la Convenzione della famiglia progressista. Un processo che durerà 18 mesi in cui giovani e cittadini saranno protagonisti insieme ai leader della nostra famiglia nel riformare e rivedere strategie, politiche e idee».

D’Alema, che sarà all’iniziativa, ha detto che il Pse deve farsi i fatti suoi come JpMorgan. Cosa ne pensa? Il Pse ha titolo per esprimere una posizione sul referendum italiano e per fare appello alle forze progressiste per il Paese affinché facciano campagna per il Sì?

«Il Pse doveva e ha fatto bene a prendere apertamente posizione sul referendum italiano. Perché? Semplicemente perché la riforma del governo Renzi attiene alla stabilità e al futuro dell’Italia. Quindi al futuro dell’Europa. A chi ha impropriamente attaccato in questi giorni il Partito Socialista europeo, a chi anche tra i tanti amici e colleghi ne ha criticato la presa di posizione, chiedo: di cosa dovrebbe occuparsi il Pse se non del futuro d’Europa, dei cavoletti di Bruxelles?».

Anche il presidente Obama ha espresso supporto al processo riformista portato avanti da Matteo Renzi. La considera un’ingerenza?

«Ma non scherziamo. La lezione storica che ci arriva da Washington, da Obama, è in fondo la rappresentazione della grande sfida messa in campo dal governo italiano: cambiare per non rassegnarci alla politica dei veti, dei no, dei dogmi. Cambiare l’Italia per cambiare insieme l’Europa. Tutto il resto sono polemiche che valgono il tempo di un titolo di giornale».

La bozza della legge di bilancio rischia di essere bocciata dalla Commissione entro 15 giorni. Quali sono i margini di mediazione? Lei è in contatto con la Commissione?

«Stiamo seguendo da vicino tutta la trattativa. Ho visto personalmente il presidente della Commissione Juncker lunedì e avrò modo di riparlarci anche nei prossimi giorni. Non credo che l’Ue voglia dichiarare guerra all’Italia per uno scostamento dello 0,1% alla luce della grande opera umanitaria per i migranti che l’Italia sta portando avanti da anni per conto e per assenza dell’Europa. Non credo convenga a nessuno in una fase così delicata avventurarsi in una rappresaglia dalle conseguenze molto gravi. Sono convinto e fiducioso che alla fine la Commissione non compirà questo storico errore».

Non pensa che questi continui tira e molla con la Commissione sulle finanziarie rischiano di deteriorare il clima politico in Europa e di rendere poco credibili le leggi sulla disciplina di bilancio?

«Questi ciclici tira e molla con la Commissione dimostrano che al di là dello 0,1% in più o in meno, sono le regole a dover essere cambiate. È il fiscal compact a dover essere superato, così come l´idea stessa dell’austerità. Questa è e resterà la madre di tutte le battaglie che il governo italiano e noi come gruppo S&D al Parlamento europeo stiamo portando avanti. Questa, la conditio sine qua non per riformare l’Unione europea e riconsegnare il sogno europeo ai nostri cittadini».





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