Troppo rigore, l’UE sbaglia. Vogliamo una verifica politica, così non va. – Gianni Pittella

Troppo rigore, l’UE sbaglia. Vogliamo una verifica politica, così non va.

Gianni Pittella

intervista di Alessia Gozzi – QN, 24 dicembre 2015

«Su banche e flessibilità non faremo sconti, chiederemo una verifica a Juncker». Il presidente degli eurodeputati socialisti, Gianni Pittella, sventola il patto che regge la commissione Juncker e attacca la commissaria Vestager: «La sua posizione nella famosa lettera? È opinabile».

La lettera dei commissari all’Italia sui salvataggi bancari ora è pubblica, ma la differenza di vedute resta intatta…

«La lettera conferma quello che il governo italiano ha sempre sostenuto, cioè che avrebbe preferito usare il fondo interbancario, ma le riserve della commissaria alla concorrenza l’hanno indotto a seguire un’altra strada. È tutto alla luce del sole. Il governo è stato coerente».

Il fatto che sia stata pubblicata sul sito del Tesoro indica un’escalation nella tensione Roma-Bruxelles.

«Che ci sia una vivace dialettica tra il governo italiano e una parte della Commissione europea è noto. È giusto che ci sia. Sono temi nevralgici non solo per l’Italia».

Il premier ha criticato duramente la Merkel sulle rigidità in tema di banche e non solo.

«C’è un dibattito. Renzi lo ha detto chiaramente a Bruxelles, ci sono alcune cose che vanno chiarite. Ma il suo atteggiamento non è stato distruttivo, è per il bene dell’Europa».

La Germania è tornata il nemico cattivo?

«L’UE in passato è stata guidata da un asse franco-tedesco, pensare che, con la complessità delle sfide in atto, la gestione possa ancora essere unilaterale è assurdo e controproducente».

Tornando alle banche, l’accusa che si rivolge a Bruxelles è di averci penalizzato applicando le regole in modo rigido, diversamente che in altri Paesi. C’è una differenza di trattamento?

«L’atteggiamento della commissaria alla concorrenza, Margrethe Vestager, è opinabile, nel senso che l’utilizzo del fondo interbancario secondo alcune interpretazioni era possibile».

Dunque, gettiamo la spugna?

«Dopo le feste, questi temi – le banche, la flessibilità, gli investimenti – saranno oggetto di verifica politica in Parlamento. Abbiamo sostenuto lealmente Juncker, ora chiedo a nome dei socialisti europei che vi sia chiarezza».

Qual è il punto di non ritorno?

«Se l’orientamento generale delle politiche economiche è finalizzato al mero rigore, noi non ci stiamo».

Secondo Padoan negli ultimi mesi l’Italia ha tratto più svantaggi che benefici delle decisioni europee. 

«Dalla Commissione sono arrivate decisioni anche positive, alcune questioni si sono impantanate nella sede dei governi».

Quando il Parlamento votò la direttiva Brrd sulle risoluzioni bancarie, nessuno si oppose?

«Le perplessità furono espresse. Dieci giorni fa, insieme a Roberto Gualtieri, ho incontrato il commissario Jonathan Hill: abbiamo chiesto una fase transitoria che accompagni il bail in, di vietare la vendita di certi titoli ad alcune categorie e di garantire una maggiore informazione. Ci ha assicurato che prenderanno in considerazione le nostre preoccupazioni».

È finita la fase in cui strappavamo margini di flessibilità? Rischiamo in primavera? 

«Bisogna usare tutti i margini di flessibilità previsti dal patto, è normale per un Paese che fa le riforme e sta sotto il 3% di deficit. Il tema del superamento dell’austerità fu alla base del sostegno alla commissione Juncker, su questo non faremo sconti».





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